Szczęsny

Fonte immagine: Soccer.ru, via Wikimedia Commons | CC BY-SA 3.0 Unported

La sicurezza di Wojciech Szczęsny

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«Quando ero alla Roma ho messo in panchina Alisson, il miglior portiere del mondo, ed ora alla Juve faccio il titolare al posto di Buffon, uno dei migliori della storia. Possiamo concludere che probabilmente sono il miglior portiere del mondo e della storia», parole, naturalmente caratterizzate dalla sua spiccata ironia, di Wojciech Tomasz Szczęsny, che ormai da anni si può considerare uno dei migliori interpreti al mondo tra i pali.



Tek – diminutivo affibbiatogli da compagni e tifosi, per ovvie ragioni – nasce a Varsavia, il 18 aprile del 1990. Figlio del portiere del Legia e della Nazionale Maciej Szczęsny, Wojciech decide di seguire fin da giovanissimo le orme del padre, unendosi alle giovanili dei Legioniści. Nel 2006, però, arriva la chiamata della vita: Arsène Wenger – uno che di giovani promettenti se ne intende – spinge per il trasferimento del sedicenne a Londra, che entra a far parte delle giovanili dell’Arsenal, dove milita per 3 stagioni. Il tecnico transalpino, nella sua ventennale esperienza nella North London, ha avuto il merito di lanciare molti giovani senza alcun timore, regalando ai tifosi dei veri e propri gioielli, e proprio su questa falsa riga Wojciech fa l’esordio in prima squadra il 22 settembre 2009, all’età di 19 anni. Due mesi dopo, anche grazie a questa scelta dell’allenatore dei Gunners, ha l’onore di debuttare in Nazionale maggiore.

Le due annate successive lo vedono prima in prestito al Brentford in terza serie per farsi le ossa, e successivamente alternarsi col titolare Manuel Almunia, riuscendo anche a togliersi lo sfizio di esordire in Champions League nella vittoria per 2-1 ai danni dei futuri campioni del Barcellona, nell’andata degli ottavi di finale.

Nella stagione 2011/2012 diventa per la prima volta titolare in pianta stabile, e comincia subito alla grandissima neutralizzando un rigore a Totò Di Natale al Friuli, nei preliminari di Champions, risultando decisivo per l’accesso alla fase finale del torneo dei suoi. Tuttavia, il prosieguo dell’esperienza all’Arsenal sarà oscillante: negli anni seguenti alterna prestazioni di altissimo livello a qualche svarione qua e là, diventando protagonista in negativo – insieme all’intero pacchetto difensivo – nella memorabile sconfitta esterna per 8-2 contro il Manchester United, macchia indelebile nella storia del club. Questo, insieme a comportamenti non professionali extra-campo – tra cui l’abuso di sigarette – per i quali verrà più volte multato, gli fanno perdere il posto da titolare a favore di David Ospina, prima di arrivare alla separazione nell’estate del 2015.



Il 29 luglio, infatti, la Roma di Rudi García ufficializza l’arrivo del portiere polacco in prestito dall’Arsenal. Wojciech Szczęsny ha il compito di sostituire Morgan De Sanctis, che nelle ultime annate si è saputo dimostrare un portiere affidabile, e in più ha l’occasione di rilanciare la propria carriera fatta fino a quel momento di alti e bassi e di promesse mai rispettate al 100%. Il polacco riuscirà perfettamente nel suo intento, e inizierà a dimostrarlo fin da subito. Seconda di campionato, la Roma è in vantaggio per 2-1 contro la Juventus di Max Allegri, che ha l’ultima opportunità con un calcio d’angolo dalla sinistra, Paulo Dybala batte e trova lo stacco di Leonardo Bonucci. Il colpo di testa del difensore di Viterbo è molto violento, e dopo aver impattato a terra, rimbalza velocemente verso l’incrocio della porta, ma grazie ad un volo felino del portiere, quel pallone in porta non entrerà mai. In questo modo, Szczęsny, insieme a Miralem Pjanić ed Edin Džeko, diventa l’eroe di giornata.

Se la prima stagione con i capitolini è di buon livello, nella seconda – interamente sotto la guida di Luciano Spalletti – fa ancora meglio. In Serie A riesce a mantenere la porta inviolata per ben 14 volte – record stagionale –, relegando in panchina, come detto nell’introduzione, il nuovo arrivato Alisson Becker – già allora titolare della Nazionale brasiliana.



Il biglietto da visita è di tutto rispetto, e scaduto il prestito alla Roma, la Juventus acquista il cartellino di Wojciech Szczęsny per 18 milioni di euro. Con i bianconeri parte chiaramente come riserva, ma data l’età di Buffon e il rendimento via via sempre più convincente, Szczęsny arriva a disputare 17 presenze in campionato, praticamente un girone, e 2 in Champions League, di cui la seconda durata appena una manciata di secondi, giusto il tempo di vedere Cristiano Ronaldo dal dischetto spedire il pallone all’incrocio dei pali e il Real Madrid alle semifinali di coppa, in una partita ricca di polemiche. In quelle presenze Szczęsny gioca anche partite decisive per la corsa al titolo, a dicembre va in campo contro l’Inter e proprio contro la Roma, mantenendo la propria porta inviolata, anche grazie a parate decisive come quella su Patrik Schick all’ultimo secondo – con l’attaccante ceco non esente da colpe.

Con l’addio di Buffon al termine della stagione – arrivato anche perché la Juve non voleva e non poteva permettersi di tenere il polacco in panchina –, i bianconeri decidono di puntare sul proprio estremo difensore.

Diventato dunque titolare, Szczęsny mette in mostra tutte le sue abilità: ha dei riflessi fuori dal comune che gli permettono di essere reattivo e pronto alla parata qualsiasi sia la distanza della conclusione avversaria, dispone di un ottimo bagaglio di fondamentali, non commette praticamente mai errori da principiante e di concentrazione. Pragmatico sempre, spettacolare quando serve, decisivo il più delle volte.

Inizia alla grandissima la prima stagione del post-Buffon in campo europeo, al Mestalla di Valencia. In una partita strana, che vede la Juve in inferiorità numerica per la maggior parte del tempo dato il rosso – parecchio dubbio – a Ronaldo, Wojciech Szczęsny riesce a parare un rigore allo specialista Dani Parejo, blindando il risultato sullo 0-2.

Da quel momento le prestazioni migliorano gara dopo gara, il polacco si fa sempre trovare pronto, ma potendo scegliere due momenti precisi per spiegare la sua stagione, non si possono non citare la vittoria esterna a San Siro contro il Milan e il doppio confronto, poi concluso con l’eliminazione della Juventus dalla coppa, contro l’Ajax.

La partita contro i rossoneri è nervosa, a guidare l’attacco milanista c’è l’ex Gonzalo Higuaín: il pipita sente la partita – fin troppo –, vuole far ricredere i proprietari del suo cartellino, e intorno alla mezzora ha l’occasione per fare la voca grossa. Calcio di rigore. Il 9 piazza il pallone sul dischetto e col destro incrocia alla sua sinistra, tiro non molto angolato ma fortissimo, l’urlo del gol però gli si strozza in gola, Wojciech para anche questo e porta i suoi alla vittoria.

Il doppio turno contro l’Ajax è stata e rimane tutt’ora una ferita aperta per la Juventus e per i suoi tifosi. La lezione di calcio ajacide, tuttavia, non si manifesta solo con la capocciata di Matthijs de Ligt allo Stadium, ma nel computo totale delle occasioni. Nel doppio confronto sono una trentina le conclusioni indirizzate verso la porta della Juventus, in particolare è nella partita di ritorno che Wojciech Szczęsny deve fare gli straordinari: è l’ultimo a mollare e con un paio di miracoli impedisce che il passivo sia ancora più largo, meritandosi gli applausi e la stima dei compagni e di tutto il popolo bianconero, che in lui possono fare sempre affidamento.



La successiva stagione, conclusasi col nono scudetto consecutivo dei bianconeri e il suo terzo personale, è naturale conseguenza, ma forse Szczęsny mostra ancor di più le sue qualità. Con l’arrivo di Maurizio Sarri cambia completamente il sistema difensivo, che al centro vede proprio il difensore olandese che lo aveva punito poco tempo prima. Vuoi per l’infortunio di Chiellini, vuoi per gli inizi non facili di de Ligt, vuoi per il dover assimilare i nuovi schemi, la Juventus dietro si mostra più perforabile rispetto alle ultime stagioni, come testimoniano i tantissimi gol subiti – 43 solo in campionato, numeri che non si vedevano dalla gestione Del Neri. Tanti gol subiti – ad onor del vero, 10 su 43 li ha presi Buffon, che nel frattempo è tornato in bianconero –, ma che potevano essere potenzialmente molti di più se non fosse stato proprio per Tek, che nell’arco della stagione si è mostrato ancor più importante e decisivo con i suoi miracoli.

Nell’annata seguente, Sarri viene sostituito dall’esordiente Andrea Pirlo, e l’annata dei bianconeri è un elettrocardiogramma di alti e bassi – a fine stagione gli juventini arriveranno infatti quarti, anche grazie al suicidio del Napoli contro l’Hellas Verona, e in Champions verranno eliminati nuovamente agli ottavi dal meno quotato Porto –, e anche lo stesso portiere polacco, sinonimo di continuità, inizia ad avere qualche calo. Dopo un ottimo inizio di stagione, coronato da una super prestazione in Supercoppa italiana contro il Napoli, in cui è uno degli artefici principali del trionfo dei ragazzi di Pirlo, le voci di mercato vogliono una Juve sempre più interessata a Gianluigi Donnarumma, in scadenza di contratto con il Milan, e questo probabilmente mina la serenità del portiere juventino, che non sempre risulta essere perfetto, vedi la pessima prestazione nel derby del 3 aprile conclusosi per 2-2, fondamentale per la rincorsa Champions.

L’estate 2021 vede l’Italia salire sul tetto d’Europa con un Donnarumma sugli scudi, tanto da essere premiato come miglior giocatore del torneo. Molti tifosi juventini gongolano all’idea di vedere il portierone campano a difendere i pali della propria squadra, ma di lì a qualche giorno è il Paris Saint-Germain ad assicurarsi le prestazioni di uno dei principali talenti della scuderia di Mino Raiola; tornato a Torino, Szczęsny viene di conseguenza malvisto, come se fosse lui la causa del mancato arrivo di Donnarumma. Vessato – senza motivo, va detto – da una parte dei propri tifosi, in una Juventus che cambia nuovamente pelle dopo il ritorno sulla panchina di Massimiliano Allegri, è facile intuire come il morale del polacco non sia dei migliori, e il suo inizio di stagione è da film dell’orrore.

La prima giornata del campionato 2021/2022 vede la Juve di scena ad Udine, in una partita che verrà ricordata per l’inizio dell’Allegri bis, per essere l’ultima presenza in bianconero di Cristiano Ronaldo – con annesso gol annullato dal VAR all’ultimo secondo –, e per gli errori del polacco che costano il pareggio ai suoi, in una partita che sembrava già vinta. Il primo errore è relativamente comune, di quelli che capitano almeno una volta nella vita: tiro da fuori non trattenuto, l’attaccante si avventa sulla respinta, fallo da rigore e gol. Quello che fa davvero imbufalire i tifosi della Vecchia Signora è l’errore sul gol del 2-2, quando gestisce un pallone con i piedi in maniera svogliata e troppo sicura di sé, facendoselo rubare da Okaka e permettendo a Deulofeu di segnare il gol più facile della sua carriera. Partitaccia, per non dire altro.

La settimana successiva una Juventus in piena emergenza gioca a Napoli, in una delle partite più sentite dell’anno, e nonostante il vantaggio iniziale firmato Morata, i torinesi perdono 2-1, con il gol del pareggio azzurro che è un regalo di Szczęsny, il quale non trattiene un tiro da fuori area di Insigne regalando il tap-in a Politano. Due partite, un punto, tre frittate.

Risollevarsi dopo un inizio da incubo è tutt’altro che facile, anche perché Perin scalpita e la tifoseria certamente non è dalla parte dell’ex Roma, ma Allegri, che ben conosce certe dinamiche di spogliatoio, sa che tenerlo fuori lo abbatterebbe ancor di più, motivo per cui dà ancora fiducia al suo numero 1, che mantiene regolarmente il suo posto in mezzo ai pali.

Piano piano, partita dopo partita e parata dopo parata, Wojciech Szczęsny torna ad essere una certezza per la squadra, a partire dal 17 ottobre, data in cui si gioca Juventus-Roma: i bianconeri vincono 1-0 e il polacco neutralizza un rigore allo specialista Veretout. Ne parerà un altro a Pellegrini, nella partita di ritorno, e uno a Candreva in un Samp-Juve di marzo: 3 rigori parati che valgono 9 punti in classifica. Sfiora soltanto l’impresa dell’ennesimo salvataggio dagli undici metri nel derby d’Italia dello Stadium, contro Hakan Çalhanoğlu, ma è riduttivo limitare a questo la sua stagione: in una Juventus che fatica più del solito, il portierone polacco risulta essere nuovamente un punto fermo per la squadra, con le sue parate da gatto e la sua calma olimpica che lo rendono più volte decisivo – il miracolo su Kalulu negli ultimi minuti contro il Milan, il colpo di reni sul tiro di testa di João Pedro contro il Cagliari e l’uscita puntuale su Agudelo contro lo Spezia sono solo alcune delle parate determinanti della stagione, tutte fondamentali per mantenere il risultato e ottenere punti.

Quando si parla di portieri spesso ci si dimentica di Wojciech Szczęsny, anche se in campo il polacco continua a dirci che merita di essere considerato tra i migliori interpreti del ruolo, una sicurezza per i suoi compagni e per i suoi tifosi, un giocatore che probabilmente meriterebbe maggiori riconoscenze.

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